lunedì 28 luglio 2008

La febbre da cavallo di Rifondazione

Prendi un cavallo vincente, purosangue, di razza e non farlo correre, tienilo nelle scuderie. Prendine un altro, uno discreto ma che ha perso le sue corse e fallo correre. Sembra una trama degna di Febbre da cavallo, film cult degli anni '70 con Gigi Proietti e Enrico Montesano e invece è la storia tragicomica del congresso di Rifondazione Comunista terminato ieri. Il cavallo brocco che si vuol far correre con una "mandrakata", un gioco sottobanco, una furbata è Paolo Ferrero, eletto appunto segretario. Il purosangue vincente tenuto fuori dalla corsa è Nichi Vendola. Basta vedere la storia dei due contendenti per capire che non solo si scommette sul cavallo sbagliato ma che quello giusto è stato tenuto fuori a bella posta con manovre nascoste. Nichi Vendola in Puglia ha ribaltato ogni pronostico e con una galoppata vincente ha vinto le primarie e poi le elezioni. Paolo Ferrero prima ha perso il governo del paese e poi è stato trombato alle elezioni.
Ma può un cavallo nel suo periodo migliore, nel pieno delle forze restare fermo? Scalpita e scalcia nella stalla. E presto, molto presto potrebbe venirne fuori. Prima di tutto perché l'attuale gruppo dirigente di Rifondazione è un'accozzaglia di cavalli perdenti, delusi e litigiosi che presto litigheranno e si prenderanno a calci. E poi perché Vendola, Giordano e il mai domo Bertinotti hanno tutti i numeri per fare una scissione che li vedrebbe vincenti davanti agli elettori. A quel punto i cavalli perdenti saranno mandati al macello, anzi l'impressione è che ci stiano andando già. "L’impressione è che Rifondazione questa volta abbia scelto di morire per davvero. E’ passata la linea identitaria, di autarchia politica. Il nemico numero uno non è più il governo ma il Pd. Da oggi la battaglia si farà sull’egemonia a sinistra: nessuna vocazione maggioritaria, daltronde fare l’opposizione - come direbbe qualcun’altro - ci riesce benissimo", così scrive Pornopolitica. Quindi non è la fine di Vendola, come scrive Il Tempo, ma la sua alba politica.
Il becchino di questo funerale è Paolo Ferrero, come scrive don Franco Barbero, suo concittadino: "Le buone intenzioni, i propositi generosi, l'inclinazione all'ideologia e la nostalgia in politica possono giocare dei brutti scherzi". E' un vero e proprio hara-kiri, un suicidio collettivo quello che si è consumato in questi giorni. Ferrero e i suoi hanno seppellito la sinistra.

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