A Verona maxi progetto di don Verzè, fondatore del San Raffaele
La nuova struttura si chiamerà "Quo Vadis" e farà in particolare prevenzione
Vivere fino a 120 anni
nell'ospedale-beauty farm
Il centro, privato, sarà formato da 15 fabbricati. Strutture per 75 mila metri quadri
I dubbi di Margherta Miotto, del Pd Veneto: "Una furbata per aggirare la legge"
di CARLO BRAMBILLA
MILANO - "Portare in poco tempo la vita media degli italiani a 120 anni". "Abbiamo intenzione, anche con l'attività del governo e di don Verzè, di allungare la vita a tutti". "Vicino a Verona ci sarà un centro con medici di tutto il mondo che avrà proprio questa missione". Dopo le notti in discoteca fino all'alba e le personali ricette di stile di vita dal cuore della movida milanese ("dormo tre ore, altre tre per fare l'amore") la nuova promessa fantascientifica di Silvio Berlusconi, che annuncia al Paese longevità da Guinnes dei primati, arriva alla cena conclusiva della festa del Pdl a Milano.
Non si tratta di battute di spirito o di barzellette. Quello rilanciato da Berlusconi è un preciso progetto ospedaliero annunciato da don Verzè, fondatore dell'ospedale San Raffaele, più di un anno fa a Verona, con tanto di plastico, ma rimasto, fino ad oggi, tutto sulla carta.
L'ultimo sogno dell'anziano prete manger, 88 anni, originario di Illasi, in provincia di Verona, è costruire nella campagna di Lavagno, alle porte di Verona, non lontano da Soave, una nuova immensa costola del San Raffaele. Un ospedale fuori dal comune, che si chiamerà "Quo Vadis", ospedale del "Ben-essere" dove non si curino le malattie, ma si faccia prevenzione. Una medicina personalizzata, grazie alle nuove frontiere della nutrigenomica, che si occupi di alimentazione e stili di vita. Una struttura a metà strada tra una beauty-farm e un nosocomio. Che porti gli italiani a imparare a vivere meglio e quindi più a lungo. Un ospedale capace di lavorare anche a distanza, utilizzando le nuove frontiere tecnologiche e l'informatica.
L'idea che si possa vivere fino all'età di 120 anni Berlusconi l'ha ripresa proprio da don Verzè, che ne ha fatto lo slogan del suo nuovo ospedale. Il limite massimo di vita umana, teoricamente corretto, è lo stesso indicato anche all'ultimo convegno sul Futuro della Scienza, promosso dalla Fondazione Umberto Veronesi, alla fine di settembre a Venezia. Ecco allora spiegata la trovata di allungare la vita a tutti gli italiani proprio fino al limite teorico dei 120 anni.
Il progetto prevede che la nuova struttura sorga su un'area di 500 mila metri quadri, non lontano dall'autostrada Milano-Venezia. Costo 150 milioni di euro. Il centro sanitario, privato, sarà formato da 15 fabbricati, con strutture per 75 mila metri quadri, un eliporto, quattro campi da tennis e tre di calcio.
Secondo la filosofia di don Verzè ("dell'uomo bisogna curare corpo, intelletto e spirito"), il Quo Vadis rappresenterebbe il terzo livello della cura: "Quando nacque il San Raffaele di Milano, più di 50 anni fa, da subito diede esempio di culto della persona inferma come immagine viva di Dio. Era il primo livello. Poi alla sanità si affiancò l'indispensabile ricerca scientifica. Era il secondo livello. Ora è tempo di lanciare il terzo livello, quello di imprimere la massima vitalità alla vita sana".
Un'idea guardata con comprensibile sospetto da chi conosce bene la sanità del Veneto. "Il progetto di don Verzè di ospedale del benessere, sponsorizzato da Berlusconi, ha tutta l'aria di essere un grande trucco - spiega Margherta Miotto, responsabile welfare del Pd in Veneto. - Verona è la città del Veneto col più alto numero di posti letto per abitante. Non c'è nessun bisogno di un nuovo ospedale in questa area. Tanto più che la programmazione regionale non lo consentirebbe mai. Quella di costruire un ospedale non-ospedale sospetto che altro non sia che una furbata per aggirare la legge. Facendo passare l'iniziativa come qualcosa di molto diverso da un ospedale. E consentendo di fatto al San Raffaele di costruire qui un'immensa nuova struttura privata".
(
10 ottobre 2008)